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Scrivere in albergo, in quelle stanze tutte diverse e tutte uguali. Spazi che, non so come, riescono sempre ad avere delle aspettative, il più delle volte difficili da sostenere.
Dal balcone — sì, questa volta l’ho scelto — i panorami si armonizzano e mi tornano in mente le volte in cui mi svegliavo senza ricordare nemmeno dove fossi. Scrivo e, come sempre, cerco il senso dopo, più che prima.
(Mondi lontanissimi e istanti sepolti).
Ancora una volta ho giocato un ruolo più grande del mio, fin dall’inizio. Forse è anche così che ci si conosce. Col senno di poi è sempre tutto facile.
Scrivere in alberghi che non sempre ci si può permettere è un modo per fingere che anche andare in pezzi sia, in qualche misura, interessante. O persino costruttivo.
La verità è che il mio cuore è sempre più vuoto. Eppure sto bene.
(Per chi suonava il menestrello? Sempre e solo per te).